PRESENZA MENTALE SUL RESPIRO

Questo è il secondo brano del Visuddhimagga che ho avuto la presunzione di tradurre.

E’ il commentario alla sezione dei Sutta dedicati alla meditazione della consapevolezza sul respiro , una delle tecniche di meditazione spirituale più famose al mondo e quella con cui solitamente il pubblico mainstream identifica tout court il Buddhismo.

In realtà la resa di questo commentario in Italiano mi è venuta deludente . Nonostante la consapevolezza della povertà di questa traduzione , alcune cose mi hanno motivato a concludere il lavoro , e cioè quelle parti del testo che portano in luce aspetti di questa tecnica di meditazione spesso tralasciati o non compresi appieno.

Effettivamente , credo che il motivo reale della scarsa qualità di questa traduzione sia il fatto che la meditazione sul respiro è un argomento così sottile da richiedere l’ aiuto di un monaco che abbia sperimentato gli jhana , a causa della raffinatezza delle esperienze mistiche trattate in questo testo.

Baba

145. Ecco ora la descrizione del soggetto di meditazione che riguarda la consapevolezza del respiro. E’ stato raccomandato dal Beato in questo modo : “E, bhikkhu , la concentrazione attraverso la consapevolezza sul respiro , quando sviluppata e molto praticata , è sia pacifica che sublime , è un genuino beato stato di permanenza , e bandisce immediatamente e in modo perdurante pensieri malvagi e inutili appena essi sorgono” (S V 321; Vin III 70).

[Testo]

E’ stata descritta dal beato come avente sedici basi in questo modo : “Bhikkhu , e come si fa a sviluppare , come si fa a praticarla molto , questa concentrazione attraverso la consapevolezza sul respiro , che quando sviluppata e molto praticata , è sia pacifica che sublime , è un genuino beato stato di permanenza , e bandisce immediatamente e in modo perdurante pensieri malvagi e inutili appena essi sorgono ?”

“Qui , bhikkhu , un bhikkhu , andato nella foresta o alla radice di un albero  o in un posto vuoto , si siede ; dopo aver incrociato le sue gambe , posiziona il suo corpo diritto , stabilisce la sua consapevolezza di fronte a sè stesso , e sempre inspira consapevolmente , e sempre espira consapevolmente”.

“(i) facendo una ispirazione lunga , egli sa : ‘ Ho fatto una ispirazione lunga ‘ ; facendo una espirazione lunga , egli sa : ‘ Ho fatto un espirazione lunga’ ; (ii) (i) facendo una ispirazione corta , egli sa : ‘ Ho fatto una ispirazione corta ‘ ; facendo una espirazione corta , egli sa : ‘ Ho fatto un espirazione corta ‘ .(iii) Egli si esercita in questo modo : ‘ Espirerò facendo esperienza dell’ intero corpo ‘. (iv) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò tranquillizzando le formazioni corporali’; egli si esercita così: ‘ Espirerò tranquillizzando le formazioni corporali’.”

“(v) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò sperimentando felicità’ ; egli si esercita così : ‘ Espirerò sperimentando felicità’ . (vi) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò sperimentando beatitudine’; egli si esercita così : ‘Espirerò sperimentando beatitudine’. (vii) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò sperimentando le formazioni mentali’ ; egli si esercita così : ‘ Espirerò sperimentando le formazioni mentali’. (viii) Egli si esercita così : ‘Inspirerò tranquillizzando le formazioni mentali’ ; egli si esercita così : ‘ Espirerò tranquillizzando le formazioni mentali’.”

“(ix) Egli si esercita così : ‘Inspirerò sperimentando la coscienza’; egli si esercita così : ‘ Espirerò sperimentando la coscienza’ .(x) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò allietando la coscienza ‘; egli si esercita così : ‘ Espirerò allietando la coscienza’. (xi) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò concentrando la coscienza’; egli si esercita così : ‘ Espirerò concentrando la coscienza’. (xii) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò liberando la coscienza’ ; egli si esercita così : ‘ Espirerò liberando la coscienza’. ”

“(xiii) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò contemplando l’ impermanenza’; egli si esercita così : ‘ Espirerò contemplando l’ impermanenza’. (xiv) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò contemplando la dissolvenza ‘; egli si esercita così : ‘ Espirerò contemplando la dissolvenza’. (xv) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò contemplando la cessazione’; egli si esercita così : ‘ Espirerò contemplando la cessazione’. (xvi) Egli si esercita così : ‘ Inspirerò contemplando la rinuncia’; egli si esercita così : ‘ Espirerò contemplando la rinuncia’  ( S V 321-22) “.

146. La descrizione è completa in tutti gli aspetti , comunque , solo se data a tempo debito dopo un commentario sui testi. Così qui è esposta dopo il commentario sul testo.

[Commentario al testo]

E come è sviluppata , come è praticata molto la concentrazione per mezzo della consapevolezza del respiro ? Qui inanzitutto come è una domanda che mostra il desiderio di spiegare in dettaglio lo sviluppo della concentrazione per mezzo delle varie forme della consapevolezza sul respiro. Sviluppata,bhikkhu … è la concentrazione attraverso la consapevolezza sul respiro : questo mostra l’ argomento di cui si è richiesta la spiegazione nella sue varie forme. Come praticata molto … appena essi sorgono ? Qui si applica la stessa spiegazione precedente.

147. Qui , sviluppata significa suscitata o aumentata , concentrazione attraverso la consapevolezza del respiro (letteralmente : “concentrazione sulla consapevolezza del respirare”) è sia la concentrazione contemporaneamente alla presenza mentale che discerne il respiro , o è concentrazione avente come oggetto la presenza mentale sul respiro. Molto praticata : praticata ripetutamente .

148. Sia pacifica che sublime ( santo c’ eva panito ca ) : è pacifica in entrambi i modi e sublime in entrambi i modi ; bisognerebbe comprendere che le due parole sono rette dalla parola “entrambe” ( eva ) . Cosa si è voluto dire ? Diversamente dalla sporcizia , che come soggetto di meditazione è pacifica e sublime solo per penetrazione , ma non è ( n’ eva ) nè pacifica nè sublime nel suo oggetto poichè il suo oggetto [nella fase di apprendimento] è grossolano , e [dopo di quello] il suo oggetto è la repellenza – diversamente da quello , questo non è ne non-pacifico nè non-sublime in nessun modo , ma al contrario è pacifico , acquietato e quieto sia in relazione alla tranquillità del suo oggetto , sia in relazione alla pace di quello dei suoi fattori che è chiamato penetrazione. Ed è sublime , qualcosa di cui uno non può averne abbastanza , sia in relazione alla sublimità del suo oggetto sia in relazione alla sublimità del suddetto fattore. Da qui è chiamata “sia pacifica che sublime”.

149. E’ un ristoro di inadulterata beatitudine . Non ha adulterazione , perciò è inadulterata; è non legata , non mischiata , particolare , speciale . Qui non è una questione di pace raggiunta per mezzo del lavoro preliminario [ come con i kasina ] o per mezzo dell’ accesso [come con la sporcizia per esempio ] . E ‘ pacifica e sublima nella sua individuale essenza anche a partire dalla prima attenzione che gli si da. Ma alcuni dicono che è “inadulterata” perchè non è legata , e anche in possesso di valore nutritivo e dolce nella sua essenza individuale. Così dovrebbe essere compresa come “inadulterata” e un “ristoro di santità” perchè conduce all’ ottenimento della beatitudine mentale e corporale con ogni momento di assorbimento.

150. Appena sorgono : quando non sono soppressi . Malvagi : cattivi . Pensieri inutili ( akusala ) : pensieri prodotti dalla poca abilità ( akosalla ) . Li bandisce una volta : li bandisce e sopprime nello stesso istante in cui sorgono. Calma (vupasameti) : li calma a fondo ( sutthu upasameti ) ; oppure , quando alla fine portato all’ adempimento dal nobile percorso , li taglia , a causa della partecipazione alla penetrazione ; esso tranquillizza , ecco cosa si vuole significare .

151. In breve , comunque , il significato qui è : “Bhikkhu , in quale modo , in quale maniera , per mezzo di quale sistema , viene sviluppata la concentrazione mediante la consapevolezza sul respiro , in che modo è molto praticata , che è sia pacifica … appena sorge ?”

152. Egli ora dice : “Qui , Bhikkhu , ecc.” dandogli il significato di quello nel dettaglio.

Qui , Qui , Bhikkkhu , un bhikkhu significa :  bhikkhu , in questa dispensa un bhikkhu . Perchè questa parola qui significa la diispensa del Buddha come prerequisito per una persona per produrre concentrazione attraverso la consapevolezza sul respiro in tutti i suoi modi , e nega che uno stato simile esista in qualsiasi altra dispensa , e nega che uno stato simile esista in qualsiasi altra dispensa . Poichè è detto : “Bhikkhu , solo qui c’è un asceta , qui un secondo asceta , qui un terzo asceta , qui un quarto asceta ; altre dispense sono privi di asceti ” ( M I 63 ; A II 238) . Questo è il motivo per cui sopra è stato detto “in questa dispensa un bhikkhu” .

153. Andato nella foresta … o in un posto vuoto : questo significa che egli ha trovato una dimora favorevole allo sviluppo della concentrazione attraverso la contemplazione sul respiro. Poichè la mente di questo bhikkhu è stata a lungo dissipata tra i dati del mondo visibile , ecc. , come oggetto , e non vuole ascendere all’ oggetto di concentrazione attraverso la consapevolezza sul respiro ; essa corre fuori dal sentiero come una carrozza trainata da un bue selvaggio. Ora , supponiamo che un bovaro voglia domare un vitello selvaggio che sia stato allevato con il latte di una mucca selvaggia , egli lo porterebbe via dalla mucca e lo legherebbe da parte con una corda a una palo corpulento infilato nel terreno ; allora il vitello potrebbe scattare in avanti e indietro , ma non essendo capace di andarsene via , egli alla fine si siederebbe o si sdraierebbe vicino al palo. Così anche , quando un bhikkhu vuole domare la propria mente che è stata rovinata dal fatto di essere stata a lungo nutrita con dati del mondo visibile , ecc. , ricevendoli come cibo e bevanda , dovrebbe toglierla dal contatto dei dati del mondo visibile , ecc. , e portarla nella foresta o alla radice di un albero o in un posto vuoto e là legarla al palo dell’ inspirazione e espirazione con la corda della consapevolezza mentale. E così la sua mente potrebbe scattare in avanti e indietro , e quando non riesce più a ottenere gli oggetti a cui era precedentemente abituata , non riuscendo a rompere la corda della consapevolezza e fuggire via , sia sdraia , sotto all’ influenza dell’ accesso e dell’ assorbimento .

Perciò gli Antichi dicono :

154.

“Così come un uomo doma un vitello

lo legherebbe a un palo , così

dovrebbe essere la sua mente per mezzo della consapevolezza

fermamente legata all’ oggetto.”

Questo è come una dimora sia favorevole allo sviluppo. Perciò è stato detto sopra : “Questo significa che egli ha trovato una dimora favorevole allo sviluppo della concentrazione per mezzo della consapevolezza sul respiro”.

155. O , alternativamente , questa consapevolezza del respiro come oggetto di meditazione – che è la principale tra i vari oggetti di meditazione di tutti i Buddha , i Pacekkabuddha e alcuni discepoli del Buddha come base per ottenere il discernimento e dimorare nella beatitudine qui e ora – non è facile da sviluppare senza abbandonare le vicinanze dei villaggi , in cui risuonano i rumori di donne , uomini , elefanti , cavalli , ecc. , il rumore essendo una spina per lo jhana ( cfr. A V 135 ) , mentre in una foresta lontano da un villaggio un meditatore può con suo agio raggiungere il discernimento su questo oggetto di meditazione e raggiungere il quarto jhana nella consapevolezza del respiro ; e poi , facendo di quell’ jhana la base per la comprensione delle formazioni (XX.2f.) egli può raggiungere la condizioni di Arahant, il frutto più alto. Per questo il Beato disse : “andato nella foresta”,ecc. , nel mostrare una residenza per lui favorevole.

156. Poichè il Beato è un maestro nell’ arte di costruire siti ( cfr. D I 9,12; II 87). Come il maestro nell’ arte di costruire siti controlla il sito proposto per stabilirvi una città , lo esamina a fondo , e poi da le sue direttive ,”Costruite la città qui” , e quando la città è finita in tutta sicurezza , egli riceve grande onore dalla Famiglia Reale , così il Beato esamina una residenza in base a quanto possa essere appropriata per il meditatore, e poi dirige , “Impegnati nel soggetto di meditazione in questo luogo” , e più tardi , quando il meditatore si è impegnato nell’ oggetto di meditazione e ha conseguito la condizione di Arahant e dice : “Il Beato è davvero pienamente illuminato”, il Beato riceve grande onore.

157. E questo bhikkhu è comparato a un leopardo. Poichè proprio come un grande re leopardo sta in agguato nella regione selvaggia in mezzo all’ erba , nella giungla o sulle rocce nella foresta e afferra bestie selvagge – il bufalo selvaggio , il bue selvaggio , l’orso , ecc. – così bisogna capire che anche il bhikkhu che si impegna nel soggetto di meditazione nella foresta ecc. , afferra in successione il cammino di Colui che è Entrato nella Corrente , di Colui che Ritornerà Una Volta Sola , Colui che Non Ritornerà , e la condizione di Arahant ; e così anche i nobili frutti . Perciò gli Antichi dicevano :

“Poichè come il leopardo per mezzo del suo appostamento afferra le bestie

così anche questo figlio del Buddha , dotato di introspezione ,

strenue ,

per mezzo del suo ritirarsi nella foresta afferra il più alto frutto

di tutti” ( Mil 369).

Perciò il Beato disse “andato nella foresta” ,ecc., per indicare una residenza nella foresta come posto favorevole ad affrettare il suo avanzamento.

158. Qui , andato nella foresta significa andato in qualsiasi tipo di foresta che possieda la beatitudine dell’ isolamento tra i diversi tipi di foreste così descritti : “Dopo aver oltrepassato il posto del confine , tutto ciò che è foresta” (Patis I 176; Vibh 251) e “Una residenza nella foresta è distante una lunghezza di cinquecento archi” ( Vin IV 183). Alla radice di un albero  : andato nelle vicinanze di un albero. In un posto vuoto : andato in un posto vuoto , isolato. E qui si può dire che egli sia andato in un “luogo vuoto” se è andato in uno qualsiasi dei restanti tipi di residenza ( posti di ritiro ) .

159. Avendo così indicato una residenza adatta per le tre stagioni , adatta all’ umore e al temperamento , e favorevole allo sviluppo della consapevolezza sul respiro , egli quindi si siede ,ecc. , indicando una postura che non tende nè all’ eccessiva rilassatezza nè all’ agitazione. Poi egli disse incrociando le sue gambe ,ecc. , per indicare stabilità nella posizione , e che non impedisca all’ inspirazione e all’ espirazione di avvenire con agio , e per mostrare i mezzi per discernere l’ oggetto.

160. Qui , incrociati è la posizione in cui ci si siede con le cosce completamente bloccate . Folded : avendo bloccato. Posto il suo corpo in posizione eretta : avendo posizionato la parte superiore del suo corpo in modo eretto con le diciotto ossa della spina dorsale una in capo all’ altra. Perchè quando un uomo si siede in questo modo , la sua pelle , la sua carne  e i suoi muscoli non sono ritorti , e così i sentimenti che sorgono momento per momento quando sono ritorti  non sorgono .  In questo stato di cose , la sua mente diventa unificata , e il soggetto di meditazione , invece di collassare , raggiunge la crescita e aumenta.

161. Stabilita la consapevolezza davanti a lui ( parimukham satim upatthapetva ) = avendo posto ( thapayitva ) la presenza mentale ( satym ) di fronte al soggetto di meditazione ( kammatthanabhimukham ) . O ,alternativamente , il significato può essere qui trattato anche in accordo con il metodo di spiegazione dato nel Patisambhida , che è questo : Pari ha il senso di controllo ( pariggaha ) , mukham ( letteralmente : bocca ) ha il senso di punto di uscita ( niyyana ) , sati ha il senso di stabilimento ( upatthana ) ; è per questo che è detto parimhukam satim ( ‘presenza mentale come una fuoriuscita controllata’ ) (Patis I 176). Il significato di ciò in breve è : avendo fatto della consapevolezza il mezzo di uscita ( dall’ opposizione , essendo la noncuranza nei paraggi ) controllato .

162. Sempre consapevole egli inspira , sempre consapevole egli espira : dopo essersi seduto nel modo sopra indicato , dopo aver stabilito la propria consapevolezza nel modo sopra indicato , il bhikkhu non abbandona quella consapevolezza ; egli inspira con consapevolezza , egli espira con consapevolezza , è un lavoratore consapevole , questo è ciò che si vuole significare.

[ Continuazione del commentario – Prima Tetrade ]

163. (i) Ora , facendo un respiro lungo , ecc. è detto con lo scopo di mostrare i differenti modi in cui egli è un lavoratore consapevole. Poichè nel Patisambhida , nell’ esposizione della clausola , “Egli inspira sempre consapevole , egli espira sempre consapevole” , questo è detto : ” Egli è un lavoratore consapevole in trentadue modi : (1) quando egli conosce l’ unificazione della mente e la non distrazione mediante un lungo inspiro , la consapevolezza si è stabilita in lui ; a causa di quella consapevolezza e conoscenza egli è un lavoratore consapevole . (2) Quando egli conosce l’ unificazione della mente e la non distrazione per mezzo di una lunga espirazione … (31) per mezzo della respirazione nella rinuncia contemplativa … (32) Quando egli conosce l’ unificazione della mente e la non distrazione attraverso l’ espirazione nella rinuncia contemplativa , la consapevolezza si stabilisce in lui ; a causa di quella consapevolezza e conoscenza egli è un lavoratore consapevole ( Patis I 176 ) .

164. Qui , compiendo una lunga inspirazione ( assasanto ) significa produrre una lunga inspirazione . ” Assasa è il vento che si emette fuori ; passasa è il vento che entra dentro ” , è detto nel Commentario al Vinaya . Ma nei Commentari ai Sutta è dato il senso opposto . Qui , quando un qualsiasi neonato esce dall’ utero della madre , innanzitutto il vento da dentro va fuori e di seguito il vento dal di fuori entra dentro con polvere sottile , colpisce il palato ed è estinto [ con lo starnuto del neonato ] . Questo innanzitutto è come si dovrebbe comprendere assasa e passasa .

165.  Ma la loro lunghezza o cortezza dovrebbe venire compresa per mezzo dell’ estensione ( addhana ) . Poichè proprio come acqua o sabbia che occupano una estensione di spazio sono chiamate una “acqua lunga” , una “acqua corta” , una “sabbia lunga” , una “sabbia corta” così nel caso dei corpi degli elefanti o dei serpenti le inspirazioni e le espirazioni considerati come particelle lentamente riempiono l’ estensione lunga , in altre parole le loro persone , e lentamente se ne esce ancora. Questo è il motivo per cui sono chiamate “lunghe” . Esse rapidamente riempiono una estensione corta , in altre parole , la persona di un cane , una lepre , ecc. , e poi escono ancora. Questo è il motivo per cui sono chiamate “corte”.

166. E nel caso degli esseri umani alcuni inspirano e espirano lungo come estensione di tempo , come elefanti , serpenti , ecc. , mentre altri respirano corto come i cani e le lepri , ecc. . Di questi , perciò , i respiri che viaggiano su una lunga estensione nell’ entrare e nell’ uscire devono essere compresi come lunghi nel tempo; e i respiri che viaggiano su una corta estensione nell’ entrare e nell’ uscire devono essere compresi come corti nel tempo.

167. Ora , questa bhikkhu sa : “Io inspiro , io espiro a lungo”, mentre inspira ed espira in nove modi. E si dovrebbe comprendere che lo sviluppo della fondazione della consapevolezza che consiste nella contemplazione sul corpo può raggiungere la perfezione in un aspetto in colui che conosce in questo modo , come detto nel Patismabhida :

168. Come , inspirando lungamente , egli sa : ‘ Io respiro lungamente’ , espirando lungamente , egli sa ‘Io respiro lungamente’ ? (1) Egli respira una lunga inspirazione calcolata in base all’ estensione. (2) Egli respira una lunga espirazione calcolata in base all’ estensione. (3) Egli respira una lunga inspirazione e respira una lunga espirazione calcolate in base all’ estensione. Mentre respira inspirazioni lunghe ed espirazioni lunghe calcolate sull’ estensione , sorge lo zelo. (4) Attraverso lo zelo egli respira una inspirazione lunga calcolata in base all’ estensione più sottile di prima. (5) Attraverso lo zelo egli respira una espirazione lunga calcolata in base all’ estensione più sottile di prima. (6) Attraverso lo zelo egli respira una inspirazione lunga e una espirazione lunga calcolate in base all’ estensione più sottili di prima. Mentre , attraverso lo zelo , egli respira una inspirazione più lunga e una espirazione più lunga calcolate in base all’ estensione , sorge la contentezza. (7) Attraverso la contentezza egli respira una inspirazione lunga calcolata in base all’ estensione più sottile di prima. (8) Attraverso la contentezza egli respira una espirazione lunga calcolata in base all’ estensione più sottile di prima. (9) Attraverso la contentezza egli respira una inspirazione lunga e una espirazione lunga calcolate in base all’ estensione più sottili di prima. Mentre , attraverso la contentezza, egli respira una inspirazione più lunga e una espirazione più lunga calcolate in base all’ estensione , la sua mente si distoglie dalle inspirazioni e dalle espirazioni lunghe e l’ equanimità si stabilisce.

“Inspirazioni lunghe e espirazioni lunghe in questi nove modi sono un corpo. Lo stabilirsi ( fondazione ) è pienezza mentale. La contemplazione è conoscenza. Il corpo è lo stabilirsi ( fondamento ) , ma non è la pienezza mentale. La pienezza mentale è sia lo stabilirsi ( fondamento ) e la pienezza mentale .Per mezzo di quella pienezza mentale e di quella conoscenza egli contempla quel corpo. Ecco perchè è detto : ‘la contemplazione del fondamento ( stabilirsi ) della pienezza mentale consiste nella contemplazione del corpo come corpo ‘ ( cfr. D II 290 ) ” (Patis I 177)

169. (ii) Lo stesso metodo di spiegazione si applica anche nel caso di respiri corti . Ma c’è una differenza . Mentre nel caso precedente è detto “un lungo respiro riconosciuto per l’ estensione” , qui si dice che “un respiro corto riconosciuto per [la durata]” (Patis I 182). Così deve essere costruito “corto” per tutto il testo fino alla frase “Ecco perchè è detto ‘sviluppo della fondazione ( stabilirsi ) della pienezza mentale consistente nella contemplazione del corpo come corpo ‘ ” (Patis I 183) .

170. Così bisognerebbe capire che è quando un bhikkhu conosce la inspirazione e l’ espirazione in queste nove vie come “una lunga estensione” e “una durata corta” che “inspirando lungo , egli sa ‘Io respiro lungo’ ; … espirando corto , egli conosce ‘ io respiro corto’ . E quando egli conosce in questo modo :

“Il modo lungo come quello corto,

Anche l’ inspirazione e la espirazione,

così cono i quattro modi che avvengono

là alla punta del naso del monaco.”

171. (iii) Egli si esercita così : ” Inspirerò … espirerò sperimentando l’ intero corpo” : egli si esercita così : “Io devo inspirare rendendo noto , rendendo chiaro , l’ inizio , la parte media e la fine dell’ intera inspirazione del corpo . Io devo espirare rendendo noto , rendendo chiaro , l’ inizio , la parte media e la fine dell’ intera espirazione del corpo.” così egli si esercita.Rendendole note , rendendole chiare , in questo modo egli inspira ed espira con consapevolezza associata a conoscenza . Ecco poichè è detto , “Egli si esercita così : ‘Io inspirerò … io espirerò … ”

172. A un bhikkhu , l’ inizio dell’ inspirazione e dell’ espirazione , distribuite in particelle [ cioè , considerate come successivi sorgimenti ] è chiaro , ma non lo è la parte media o la fine; egli sa solo discernere l’ inizio ma ha difficoltà con la parte media e la fine. A un altro solo la parte media è chiara , ma ha difficoltà con l’ inizio e la fine . A un altro solo la fine è chiara , e non riesce a discernere l’ inizio e la parte media . A un altro ancora invece tutte le fasi sono chiare  , ed egli li sa discernere tutti senza nessuna difficoltà per nessuno di essi. Indicando ciò , uno dovrebbe diventare come l’ ultimo bhikkhu , e dire : “Egli si esercita così : ‘ io inspirerò … espirerò sperimentando l’ intero corpo .”

173. Qui , egli si esercita : egli si impegna , si sforza in questo modo . Oppure qui il controllo in uno di questo tipo è un allenamento nella più alta virtù, la sua coscienza si sta allenando nella forma di coscienza più alta , e il suo discernimento si sta allenando nella forma più alta di discernimento ( cfr. Patis I 184 ) . Così egli si allena , sviluppa , pratica ripetutamente , questi tre tipi di allenamento , su quell’ oggetto , per mezzo della pienezza mentale , per mezzo di quel tipo di attenzione . Questo è come il significato dovrebbe essere compreso qui.

174. Qui , nella prima parte del sistema ( numeri i e ii ) , egli dovrebbe solo inspirare e espirare e non fare nient’ altro , ed è solo in seguito che egli dovrebbe applicarsi al sorgere della conoscenza , e così via. Di conseguenza nel testo è usato il tempo presente “Lui sa : ‘Io inspiro’ … egli sa : ‘Io espiro’ ” . ma il tempo futuro nel passaggio iniziante con ” Io respirerò sperimentando l’ intero corpo ” dovrebbe essere compreso nell’ intendo di mostrare che l’ aspetto del sorgere della conoscenza , ecc. , da lì in avanti è sottointeso .

175. (iv) Egli si esercita così : ” Io inspirerò … espirerò tranquillizzando le formazioni corporali”; egli si esercita così:”io inspirerò , espirerò , tranquillizzando , completamente tranquillizzando , fermando , acquietando le formazioni corporee grossolane”.

176. E qui dovrebbero essere compresi sia le formazioni grossolane , quelle sottili e anche il progressivo tranquillizzare. Perchè precedentemente , quando il bhikkhu non ha ancora conseguito il discernimento dell’ oggetto di meditazione , il suo corpo e la sua mente sono disturbate , e perciò grossolane. E mentre la percezione della grossolanità della mente e del corpo non si è ancora mitigata , le inspirazioni e le espirazioni sono grossolane .Ma essi diventano calmi quando viene applicato il discernimento al corpo e alla mente. Quando essi sono calmi , le inspirazioni e le espirazioni avvengono in modo così sottile che egli deve investigare se esistano oppure no .

177. Supponete che un uomo si fermi dopo aver corso , o dopo aver disceso una collina , o dopo aver deposto un pesante carico dalla sua schiena , allora le sue inspirazioni ed espirazioni sono grossolane , le sue narici diventano insufficienti , ed egli continua a  inspirare ed espirare attraverso la sua bocca. Ma quando si è riposato dalla sua fatica , dopo aver fatto un bagno e aver bevuto qualcosa , e messo un panno umido sul suo cuore , ed essersi sdraiato alla fresca ombra , allora le sue inspirazioni ed espirazioni avvengono in modo così sottile che egli deve domandarsi se esistano oppure no ; così anche , precedentemente , quando il bhikkhu non ha ancora acquisito discernimento … egli investiga se esistano oppure no .

178. Perchè è quello ? Poichè precedentemente , al tempo quando egli non ha ancora sviluppato discernimento , non c’è preoccupazione in lui , nessuna reazione , nessuna attenzione , non c’è rimandare alla mente , all’ effetto che “io sto progressivamente calmando le formazioni grossolane” . Ma quando egli ha applicato discernimento , c’è.Così le sue formazioni grossolane al tempo in cui ha applicato discernimento , sono sottili in confronto al tempo in cui non l’ aveva. Perciò gli Antichi dicono :

“Il corpo e la mente sono disturbate,

e dopo in eccesso avviene ;

Ma quando il corpo non è disturbato ,

allora con sottilità avviene.”

179. Durante lo sforzo di discernere l’ oggetto di meditazione è grossolano , ma al confronto è sottile nell’ accesso al primo jhana ; ed è grossolano in quello e per comparazione è sottile nel primo jhana ; nel primo jhana e nell’ accesso al secondo jhana è grossolano , nel secondo jhana è sottile ; nel secondo jhana e nell’ accesso al terzo jhana è grossolano , e nel terzo jhana è sottile ; nel terzo jhana e nell’ accesso al quarto jhana è grossolano e nel quarto jhana è così eccessivamente sottile che rasenta la cessazione . Questa è l’ opinione dei recitatori del Digha e del Samyutta. Ma i recitatori del Majjhima hanno che è più sottile nell’ accesso che nello jhana sottostante , in questo modo : grossolano nel primo jhana , e sottile nell’ accesso al secondo jhana , e così via. E’ comunque opinione di tutti che tutte le formazioni corporali che avvengono prima del discernimento diventano tranquillizzate al momento del discernimento , e le formazioni corporali al momento del discernimento diventano tranquillizzate al momento dell’ accesso al primo jhana … e le formazioni corporali che avvengono al momento dell’ accesso al quarto jhana diventano tranquillizzate al momento del quarto jhana . Questo è il metodo di spiegazione in caso della serenità.

180. Ma nel caso dell’ introspezione , le formazioni corporali che avvengono quando non c’è discernimento sono grossolane , e nel discernere gli elementi primari è per confronto sottile ; che è anche grossolano , e nel discernere la materialità derivata è sottile ; che è anche grossolano e nel discernere tutta la materialità è sottile ; che è anche grossolano e nel discernere l’ immateriale è sottile ; che è anche grossolano e nel discernere ciò che è materiale e immateriale è sottile ; che è anche grossolano e nel discernere le condizioni è sottile ; che è anche grossolano e nel discernere mentalità-materialità con le sue condizioni è sottile ; che è anche grossolano e nell’ introspezione che ha le caratteristiche [dell’ impermanenza , ecc.] come oggetto è sottile ; che è anche grossolano nell’ introspezione debole , mentre in quella forte è sottile.

Qui , il tranquillizzare dovrebbe venire compreso come [ la relativa tranquillità] del susseguente confrontato con il precedente. Così dovrebbero anche venire compresi gli stati grossolano e sottile e il progressivo tranquillizzare.

181. Ma il significato di questo è dato nel Patisambhida insieme con l’ obiezione e la chiarificazione in questo modo :

“Come è che egli si esercita così:’Io inspirerò … espirerò tranquillizzando le formazioni corporali ?’Cosa sono le formazioni corporali ? Inspirazioni lunghe … espirazioni [sperimentando il corpo intero] appartengono al corpo; queste cose , essendo legate con il corpo , sono formazioni corporali; egli si esercita in tranquillizzare , fermare , placare queste formazioni corporali .

“Quando ci sono formazioni corporali di questo tipo per cui c’è curvarsi indietro , o di lato in tutte le direzioni , a davanti , e perturbazione ,movimento , spostamento e scuotimento del corpo , egli si esercita così : ‘ Inspirerò tranquillizzando le formazioni corporali ;’ egli si esercita così :’Espirerò tranquillizzando le formazioni corporali ‘. Quando ci sono formazioni corporali tali che non c’è oscillamento indietro , ai fianchi o avanti , e nessuna perturbazione , o ondeggiamento o tremolio del corpo , quietamente , sottilmente , egli si esercita in questo modo : ‘Inspirerò tranquillizzando le formazioni corporali’ ; egli si esercita in questo modo : ‘ Espirerò tranquillizzando le formazioni corporali”.

182. [Obiezione:] Così allora , egli medita così : ‘Inspirerò tranquillizzando le formazioni corporali’; egli si esercita così:’ Espirerò tranquillizzando le formazioni corporali’: essendo così , non c’è produzione di consapevolezza del vento , e non c’è produzione di inspirazioni e espirazioni , e non c’è produzione di pienezza mentale sul respiro , e non c’è produzione di concentrazione attraverso la pienezza mentale sul respiro , e conseguentemente il saggio nè entra nè emerge da quel risultato.

183. [Chiarificazione:] Così allora , egli medita così : ‘Inspirerò tranquillizzando le formazioni corporali’; egli si esercita così:’ Espirerò tranquillizzando le formazioni corporali’: essendo così ,c’è produzione di consapevolezza del vento , e c’è produzione di inspirazioni e espirazioni , e c’è produzione di pienezza mentale sul respiro , e c’è produzione di concentrazione attraverso la pienezza mentale sul respiro , e conseguentemente il saggio entra ed emerge da quel risultato.

184. “Come cosa ? Proprio come quando un gong è colpito. All’ inizio un suono grossolano avviene e la coscienza avviene perchè il segno del suono grossolano è appreso correttamente, ben partecipato , bene osservato ; e quando il suono grossolano cessa , allora dopo suoni deboli avvengono e la coscienza avviene poichè il segno dei suoni deboli è appreso correttamente, ben partecipato , bene osservato; e quando i suoni deboli sono cessati , allora dopo la consapevolezza avviene poichè ha il segno dei suoni deboli come oggetto – così anche all’inizio inspirazione ed espirazioni grossolane avvengono e la coscienza non viene distratta perchè il segno delle inspirazioni e espirazioni grossolane è appreso correttamente, ben partecipato , bene osservato; e quando le inspirazioni e le espirazioni grossolane sono cessate , allora dopo inspirazioni e espirazioni deboli avvengono e la coscienza non viene distratta perchè il segno delle inspirazioni e espirazioni grossolane è appreso correttamente, ben partecipato , bene osservato; e quando le inspirazioni e le espirazioni deboli sono cessate , allora la consapevolezza dopo non viene distratta perchè ha il segno delle inspirazioni ed espirazioni deboli come oggetto.

“Essendo così,c’è produzione di inspirazioni e espirazioni , e c’è produzione di pienezza mentale sul respiro , e c’è produzione di concentrazione attraverso la pienezza mentale sul respiro , e conseguentemente il saggio entra ed emerge da quel risultato.

185. “inspirazioni ed espirazioni tranquillizzanti le formazioni corporali sono corpo. Lo stabilirsi ( fondamento) è pienezza mentale. La contemplazione è conoscenza. Il corpo è stabilirsi ( fondamento ) , ma non è la pienezza mentale. La pienezza mentale è sia lo stabilirsi ( fondamento ) che la pienezza mentale. Per mezzo di quella pienezza mentale e della conoscenza egli contempla quel corpo. Ecco perchè ‘sviluppo del fondamento ( stabilirsi ) della pienezza mentale che consiste nella contemplazione del corpo come corpo’ è detto” (Patis I 184-186).

Questo , in primo luogo, è il commentario che segue , sulla prima tetrade , che tratta della contemplazione del corpo.

[ Metodo di sviluppo ]

186. La prima tetrade è esposta come un soggetto di meditazione per il principiante; ma le altre tre tetradi sono esposte come contemplazione dei sentimenti , del modo di operare della coscienza , e degli oggetti mentali , per una persona che ha già ottenuto lo jhana in questa tetrade.Così se una persona che ha preso il triplice rifugio e che è un principiante desidera sviluppare questo soggetto di meditazione , e attrverso l’ introspezione provocata dal quarto jhana della meditazione del respiro , raggiungere la condizione di Arahant assieme alle discriminazioni , egli dovrebbe inanzitutto compiere tutto il lavoro connesso alla purificazione della virtù , ecc. , nel modo già descritto , dopodichè egli dovrebbe imparare il soggetto di meditazione in cinque fasi , da un maestro del tipo già descritto.

187. Queste sono le cinque fasi: imparare, domandare , stabilire , assorbimento , caratteristica .

Qui , imparare significa imparare il soggetto di meditazione. Domandare significa fare domande a proposito del soggetto di meditazione. Stabilire è stabilire il soggetto di meditazione. Assorbimento è l’ assorbimento del soggetto di meditazione . Caratteristica significa la caratteristica del soggetto di meditazione ; ciò che si intende dire è l’ accertamento dell’ essenza individuale del soggetto di meditazione in questo modo : ” Questo soggetto di meditazione ha questa caratteristica”.

188. Imparando il soggetto di meditazione in cinque fasi in questo modo , egli evita di stancarsi e di preoccupare il maestro. Così nel dare il soggetto di meditazione consistente nella consapevolezza sul respiro , egli può vivere con il maestro o in una altra residenza del tipo già descritto , imparando il soggetto di meditazione in cinque fasi in questo modo , ricevendolo esposto un po’ alla volta e dedicando un lungo tempo alla sua recitazione. Egli dovrebbe recidere gli impedimenti minori. Dopo il lavoro connesso con il pasto e all’ essersi liberato di ogni sonnolenza connessa con il pasto , egli dovrebbe sedersi in maniera confortevole. Poi , facendosi sicuro di non essere incerto nemmeno su una singola parola di ciò che ha imparato dal maestro , egli dovrebbe rallegrare la propria mente richiamando alla memoria le speciali qualità dei Tre Gioielli.

189. Qui le fasi nel prestare attenzione sono : (1) contare , (2) connessione , (3) toccare , (4) fissare , (5) osservare , (6) allontanarsi , (7) purificazione , e (8) guardare indietro a queste.

Qui , contare è semplicemente contare , connessione è insistere , toccare è il posto toccato dai respiri , fissare è l’ assorbimento , osservare è l’ introspezione , allontanarsi è il cammino , purificazione è la fruizione , guardare indietro su queste è esaminarle.

190. Qui , il fedele che è a livello di principiante dovrebbe prestare attenzione a questo oggetto di meditazione per mezzo del conteggio. E quando conta , non dovrebbe fermarsi corto a cinque o andare oltre a dieci o fare qualsiasi rottura nella serie. Se si ferma a cinque , i suoi pensieri vengono eccitati nello spazio ristretto ,come una mandria di bovini chiusi in una stalla angusta. Se va oltre al dieci , i suoi pensieri assumono il conteggio piuttosto che il respiro come supporto. Se fa una pausa nella serie , i suoi pensieri iniziano a domandarsi se il soggetto di meditazione ha raggiunto il suo completamento oppure no. Così egli dovrebbe contare senza commettere questi errori.

191. Quando conta , dovrebbe inizialmente farlo lentamente , come uno che misura il grano. Poichè uno che misura il grano , riempie la sua misura , dice “Uno” , e lo svuota , e poi riempiendolo ancora , va avanti dicendo “Uno ,uno” mentre sta rimuovendo eventuali rifiuti che possa avere trovato mischiati nel grano. E lo stesso con “Due , due” e così via. Così , prendendo le inspirazioni o le espirazioni in qualsiasi maniera appaiono , egli dovrebbe cominciare con “Uno ,uno” e finire con “Dieci,dieci” , notando tutto mentre avviene.

192. Mentre egli conta in questo modo , le inspirazioni ed espirazioni gli diventano evidenti mano a mano che entrano e vengono emesse fuori. In seguito egli può smettere di contare lentamente come uno che misura il grano e  contare velocemente come fa un bovaro. Poichè un abile bovaro mette dei ciottoli nella sua tasca e va al recinto di mattino , con la frusta in mano; sedendosi sulla staccionata del cancello , pungolando i bovini nella schiena , li conta a uno a uno mentre raggiungono il cancello , dicendo “Uno , due” , lasciando cadere un ciottolo per ogni bovino. E i bovini della mandria , che hanno passato le tre veglie della notte nello spazio angusto , vengono fuori velocemente in gruppi , spintonandosi l’ uno con l’ altro mentre scappano . Così egli conta velocemente (in fretta) “tre , quattro , cinque”  e così via fino a dieci. In questo modo le inspirazioni ed espirazioni , che gli erano già diventate evidenti mentre contava nella maniera precedente , adesso continuano a scorrere velocemente.

193. Poi , sapendo , che esse continuano a scorrere velocemente , non apprendendole nè dentro nè fuori dal corpo , ma apprendendole nello stesso istante che esse raggiungono la porta delle narici , egli può fare questo conteggio velocemente ( in fretta ) : “Uno , due , tre , quattro , cinque;uno , due , tre , quattro , cinque … sei … sette … otto … nove … dieci “. Poichè fino a chè il soggetto di meditazione è connesso con il contare , è proprio grazie all’ aiuto del conteggio che la mente diviene unificata , proprio come una barca in una corrente rapida è stabilizzata con l’ aiuto del timone.

194. Quando egli conta velocemente , il soggetto di meditazione gli diventa evidente come un processo ininterrotto. Quindi , sapendo che sta procedendo ininterrottamente , egli può contare velocemente ( in fretta ) nel modo appena descritto , senza discernere il vento nè dentro nè fuori dal corpo. Poichè se portasse la coscienza dentro al corpo con l’ inspirazione , gli sembrerebbe di essere sballottato dentro dal vento o di essere stato riempito di grasso. Portando invece la coscienza fuori dal corpo con l’ espirazione , egli viene distratto dalla molteplicità degli oggetti esterni. Comunque , il suo sviluppo ha successo quando egli fissa la sua coscienza nel punto di contatto del respiro con le narici. Ecco perchè è stato detto prima : “Egli può contare in fretta senza discernere il vento nè fuori nè dentro il corpo”.

195. Ma fino a quando deve andare avanti a contare ? Fino a che , anche senza contare , la consapevolezza rimanga fissa sulle inspirazioni e le espirazioni come oggetto. Poichè il contare è un semplice espediente per fissare l’ attenzione sulle inspirazione e le espirazioni , poichè recide le dissipazioni esterne del pensiero applicato.

196. 2. Avendo prestato attenzione in questa maniera per mezzo del conteggio , egli dovrebbe ora farlo per mezzo della connessione . Connessione è l’ ininterrotto seguire le inspirazioni e le espirazioni dopo che il conteggio è stato abbandonato. E questo avviene seguendo l’ inizio , la parte mediana e la fine.

197. L’ ombelico è l’inizio dell’ uscita del vento , il cuore è la parte mediana e la punta del naso è la sua fine. La punta del naso è l’inizio dell’ entrata del vento , il cuore la parte mediana e l’ ombelico la fine. E se egli segue il respiro dopo l’ ombelico , la sua mente diventa distratta da inquietudine e perturbazione  , come è detto :” Quando egli continua con l’ attenzione oltre l’ inizio , la parte mediana e la fine dell’ inspirazione , venendo la sua mente distratta internamente , sia il suo corpo che la sua mente sono inquieti , perturbati e traballanti. Quando egli continua con l’ attenzione oltre l’ inizio , la parte mediana e la fine dell’ espirazione , essendo la sua mente distratta esternalmente , sia il suo corpo che la sua mente sono inquieti , perturbati e traballanti” ( Patis I 165).

3-4 Così , quando egli presta attenzione per mezzo della connessione , egli dovrebbe farlo non per mezzo dell’ inizio , della parte mediana e della fine , ma piuttosto mediante il toccare e il fissare .

198. Non c’è modo di prestare attenzione nella modalità del toccare separandola da quella del fissare , così come non è possibile separare il conteggio dalla connessione. Ma quando egli sta contando i respiri nel posto che ognuno di essi tocca , egli sta dando loro attenzione contandoli e toccandoli. Quando egli ha abbandonato il contare e li sta connettendo per mezzo dell’ attenzione nello stesso posto e sta fissando la coscienza mediante l’ assorbimento , allora si dice che egli stia prestando loro attenzione per mezzo della connessione , del toccare e del fissare. E il significato di questo potrebbe essere compreso per mezzo della similitudine dell’ uomo che non può camminare e del guardiano del cancello data nei commentari , e per mezzo della similitudine della sega data nel Patisambhida.

199. Qui c’è la similitudine con l’ uomo che non può camminare : proprio come un uomo incapace di camminare , che sta dondolando una altalena per il divertimento dei suoi bambini e delle loro madre , siede ai piedi dell’ altalena e vede entrambe le estremità e la parte mediana della sedia dell’ altalena successivamente venire e andare , e non ha bisogno di spostarsi dalla sua posizione per vedere entrambe le estremità e la parte mediana , così anche , quando un bhikkhu si posiziona con l’ attenzione , come se fosse , ai piedi del posto in cui ancorare la pienezza mentale e dondola l’ altalena delle inspirazioni e delle espirazioni ; egli siede con presenza mentale sul segno in quello stesso punto , e segue con attenzione l’ inizio , la parte mediana e la fine delle inspirazione e delle espirazioni nella zona da loro toccata mentre vanno e vengono; mantenendo la sua mente fissata là , egli allora le vede senza aver bisogno di doversi muovere dalla sua posizione per vederle. Questa è la similitudine dell’ uomo che non può camminare.

200. Questa è la similitudine del guardiano del cancello. Proprio come un guardiano del cancello non continua ad interrogare le persone all’ interno e fuori della città , chiedendo , “Chi sei tu ? Da dove vieni ? Dove vai ? Cosa hai nella tua mano ? ” – poichè quelle persone non sono un suo problema – ma egli esamina ogni uomo che arriva al cancello , così anche , le inspirazioni che arrivano e che sono entrate dentro , e le espirazioni che se ne vanno che sono uscite fuori  non sono interesse del bhikkhu , ma sono suo interesse ogni volta che arrivano al cancello delle narici.

201. Quindi la similitudine della sega dovrebbe essere compresa dal suo inizio. Per questo è detto :

“Segno , inspirazione , espirazione , non sono oggetto

Di una singola coscienza;

Da uno che non conosce queste tre cose

Lo sviluppo non è ottenuto.

Segno , inspirazione , espirazione , non sono oggetto

Di una singola coscienza;

Da uno che conosce queste tre cose

Lo sviluppo è ottenuto”.

202. “Come è possibile che non essendo mai queste tre cose oggetto di una unica coscienza , che esse tuttavia non siano non conosciute , che la mente non diventi distratta , che egli manifesti sforzo , porti avanti un compito , e ottenga un effetto ?

“Supponi che ci sia il tronco di un albero posizionato sul terreno e che un uomo lo tagli con una sega. L’ attenzione dell’ uomo si stabilisce nel punto in cui i denti della sega toccano il tronco , senza che egli presti attenzione ai denti della sega mentre questa procede e recede , sebbene essi non gli siano sconosciuti mentre fanno questo ; ed egli manifesta sforzo , porta avanti un compito , e ottiene un effetto. Come il tronco posizionato sul terreno , così il segno per ancorare l’ attenzione . Come i denti della sega , così le inspirazione e le espirazioni . Come l’ attenzione dell’ uomo , stabilita sul punto in cui i denti della sega toccano il tronco , senza prestarvi attenzione mentre vanno avanti e indietro , sebbene essi non gli siano nascosti mentre fanno questo , e così egli manifesta sforzo , porta avanti un compito ed ottiene un effetto , così anche , il bhikkhu siede , dopo aver stabilito l’ attenzione sulla punta del naso o sul labbro superiore , senza prestare attenzione alle inspirazioni e alle espirazioni mano a mano che esse arrivano e se ne vanno , sebbene non gli siano ignote mentre fanno questo , e manifesta sforzo , porta avanti un compito , e ottiene un effetto.

203. “Sforzo : cos’è lo sforzo ? La mente e il corpo di uno che è energico diventano maneggevoli – questo è lo sforzo. Cosa è il compito ? Le imperfezioni vengono abbandonate in uno che è energico , e i suoi pensieri applicati calmati – questo è il compito. Cosa è l’ effetto ? Le catene vengono abbandonate in uno che è energico , e le sue tendenze innate vengono abolite – questo è l’ effetto.

“Così queste cose non sono l’ oggetto di un singolo stato di coscienza e esse tuttavia non sono non conosciute , e la mente non diventa distratta , e egli manifesta sforzo , porta avanti un compito , e ottiene un effetto.

“Coloro la cui consapevolezza sulle inspirazioni

ed espirazioni è perfetta , bene sviluppata,

e gradualmente portata alla crescita

in accordo a ciò che il Buddha ha insegnato,

essi illuminano il mondo

come la luna piena libera dalla nuvola”

Questa è la similitudine della sega . Ma qui è precisamente il suo non prestare attenzione ai respiri nel loro andare e venire che dovrebbe essere compreso come scopo.

204. Quando qualcuno presta attenzione a questo soggetto di meditazione , spesso non ci vuole molto prima che il segno sorga in lui , e quindi il fissare , in altre parole , l’ assorbimento con i restanti fattori dello jhana sia ottenuto.

205. Dopo che qualcuno ha prestato attenzione al conteggio , allora proprio come quando un corpo che è disturbato si siede su un letto o una sedia , il letto o la sedia si incurvano verso il basso e si rompono e la coperta viene sgualcita , ma quando un corpo che non è disturbato si siede su una sedia o su un letto , e il letto e la sedia nè si curvano nè si rompono e la coperta non viene sgualcita, ed è così anche se è imbottita con lana di cotone – perchè ? perchè un corpo che non è disturbato è leggero – così anche , dopo che egli ha prestato attenzione al conteggio , quando i disturbi corporali sono stati acquietati per mezzo della cessazione graduale delle inspirazioni ed espirazioni grossolane , allora il corpo e la mente diventano leggeri : il corpo fisico è come se fosse pronto per iniziare a levitare nell’ aria.

206. Quando le inspirazioni e le espirazioni grossolane sono cessate , la suo coscienza avviene con il segno delle inspirazioni ed espirazioni sottili come oggetto. E quando quella è cessata ,avviene con il segno successivo più sottile come oggetto. Come ?

207. Supponete che un uomo colpisca con una grande barra di ferro una campana di bronzo , e un forte suono improvvisamente sorga , la sua coscienza avverrebbe avendo come oggetto il suono grossolano ; e quando quello è cessato , egli continuerebbe avendo come oggetto il segno del suono più sottile che si manifesta in seguito. Questo è come dovrebbe essere compreso. E questo è dato indettaglio nel passaggio che inizia con “Proprio come quando un gong di metallo è colpito” (184).

208. Poichè mentre altri soggetti di meidtazione diventano più chiaro a ogni fase successiva , questo non lo fa : infatti , mano a mano che egli lo sviluppa , questo diventa più sottile a ogni fase successiva , e addirittura raggiunge il punto in cui non è più manifestato evidentemente.

Comunque , quando diventa non manifestato in questo modo , il bhikkhu non dovrebbe alzarsi dalla sua posizione seduta , scuotere la sua stuoia di pelle , ed andarsene . Cosa dovrebbe essere fatto ? Egli non dovrebbe alzarsi con l’ idea ” Devo chiedere al maestro ?” o “E’ il mio oggetto di meditazione perso ?” ; poichè se se ne va e disturba la sua postura , il soggetto di meditazione deve essere ricominciato da capo. Così egli dovrebbe rimanere seduto e sostituire il posto toccato dal respiro come oggetto di meditazione.

209. Queste sono le direttive per farlo. Il bhikkhu dovrebbe riconoscere lo stato del non più manifestarsi dell’ oggetto di meditazione e considerare in questo modo : “Dove esistono queste inspirazioni ed espirazioni ? Dove non esistono ? In chi esistono ? In chi no ? ” Poi , mentre considera in questo modo , egli trova che essi non esistono in uno che sia dentro all’ utero materno , o in coloro affogati nell’ acqua , o altrettanto negli esseri incoscienti , o nei morti , o in coloro che hanno raggiunto il quarto jhana , o in coloro nati in una esistenza di materia sottile o immateriale , o in coloro che hanno raggiunto la cessazione . Così egli dovrebbe apostrofarsi : “Tu con la tua saggezza non sei certo tra coloro che sono dentro all’ utero materno , o in coloro affogati nell’ acqua , o altrettanto negli esseri incoscienti , o nei morti , o in coloro che hanno raggiunto il quarto jhana , o in coloro nati in una esistenza di materia sottile o immateriale , o in coloro che hanno raggiunto la cessazione. Queste inspirazioni e espirazioni sono effettivamente esistenti in te, solo che tu non sei in grado di discernerle , poichè la tua comprensione è ottusa.” Poi riportando la sua mente nel posto di contatto del respiro, egli dovrebbe tornare a prestargli normalmente attenzione.

210. Queste inspirazioni ed espirazioni in un uomo dal naso lungo colpiscono la punta del naso , in un uomo dal naso corto colpiscono il labbro superiore.Così egli dovrebbe fissare il segno : “Questo è il posto in cui fanno contatto”. Eco perchè il Beato disse :” Di uno che è distratto o non pienamente attento , io non dico che egli stia praticando la meditazione del respiro” (M III 84).

211. Sebbene qualsiasi tipo di oggetto di meditazione sia sviluppato con successo solo in uno che è attento e pienamente consapevole , va detto che qualsiasi altro tipo di oggetto di meditazione diventa sempre più evidente mano a mano che il meditatore continua a prestargli attenzione. Ma questa consapevolezza sul respiro è difficile , dura da sviluppare , un campo in cui solo le menti dei Buddha , dei Pacekkabuddha e dei figli dei Buddha si sentono a casa. Non è un argomento banale , nè può essere coltivata da persone banali.  In proporzione alla continua attenzione che le viene prestata , diventa più pacifica e più sottile. Così una forte consapevolezza e un forte discernimento qui sono necessari.

212. Proprio come quando si cuce su un pezzo di stoffa sottile serve un ago sottile , e ancora uno strumento più sottile per perforare l’ occhiello dell’ ago ,così anche ,  quando si sviluppa questo soggetto di meditazione , che assomiglia alla stoffa sottile , sia la pienezza mentale , che è la controparte dell’ ago , sia il discernimento associato ad essa , che è la controparte dello strumento per perforare l’ occhiello dell’ ago, devono essere forti. Un bhikkhu deve possedere la necessaria presenza mentale e il necessario discernimento e contemplare le inspirazioni e le espirazioni in nessun altro posto se non nel posto che esse toccano normalmente.

213. Supponete che un aratore , dopo aver arato un po’ , lasci i suoi buoi liberi di pascolare e si sieda nella fresca ombra a riposare , allora i suoi buoi andrebbero presto nella foresta. Ora , un abile aratore che voglia riprenderli e rimetterli sotto il giogo non va in giro nella foresta seguendo le loro orme , ma prende la sua corda e va dritto alla pozza d’acqua in cui essi si incontrano per bere e bagnarsi , e quando vede che sono arrivati e se ne stanno lì , egli li cattura con la corda , e spronandoli con il pungolo , li riporta indietro , li rimette al giogo , e continua con l’ aratura. Così anche , il bhikkhu non dovrebbe contemplare le inspirazioni nè le espirazioni in nessun altro posto che in quello che normalmente toccano. E dovrebbe prendere la corda della consapevolezza e il pungolo del discernimento , e fissare la propria mente nel posto normalmente toccato da essi , e continuare fissando la sua attenzione su quello. Poichè mentre egli esercita la sua attenzione in questo modo , essi riappaiono in breve tempo , come i buoi alla pozza per bere. Così egli li può catturare con la corda della consapevolezza , e riaggiogarli e ricondurli all’ aratura con il pungolo del discernimento , egli può continuare ad applicarsi al soggetto di meditazione.

214. Quando agisce in questo modo , il segno gli appare presto. Ma non allo stesso modo per tutti; al contrario alcuni dicono che appare come una stella o un grappolo di gemme o un grappolo di perle , ad altri per mezzo di un ruvido tocco come di semi di cotone .

215 Nei commentari si dice anche che può apparire ad alcuni come un tocco di un bastone fatto di legno duro , ad altri come una lunga treccia o una corona di fiori o una soffiata di fumo , ad altri come una ragnatela stesa o una pellicola di nuvola o un fiore di loto o una ruota di un carro o il disco della luna o il disco del sole.

216. Infatti questo assomiglia ad una grande assemblea di bhikkhu che recitano un Sutta. Quando un bhikkhu chiede : “Come ti appare questo sutta?” , uno risponde: “A me sembra un grande torrente di montagna”, un altro dice :”Per me è come un filare di alberi di foresta” , un altro ancora “A me sembra come un albero da frutta che da ombra fresca”.Poichè il sutta appare a loro diversamente a causa della differenza delle loro percezioni. Allo stesso modo questo soggetto di meditazione appare differentemente a causa della differenza nella percezione. Esso nasce dalla percezione , la sua origine è al percezione , è fatto di percezione , è prodotto dalla percezione . Perciò bisogna capire che quando appare in modo diverso , è a causa della differenza nella percezione.

217. E qui , la coscienza che ha come oggetto l’ inspirazione è una , quella che ha l’ espirazione è una altra , e quella che ha il segno è un’ altra ancora. Poichè il soggetto di meditazione non raggiunge nè l’ accesso nè l’ assorbimento in uno che non ha chiare queste tre cose. Ma in uno che ha chiare queste tre cose , esso raggiunge sia l’ accesso che l’ assorbimento. Perciò è detto:

“Segno , inspirazione , espirazione non sono oggetto

di un singolo stato di coscienza ;

Da uno che non conosce queste tre cose

lo sviluppo non è ottenuto.

Segno , inspirazione , espirazione non sono oggetto

di un singolo stato di coscienza ;

Da uno che conosce queste tre cose

lo sviluppo è ottenuto” (Patis I 170).

218. E quando il segno è apparso in questo modo , il bhikkhu dovrebbe andare dal maestro e dirgli: “Venerabile signore , questo e questo mi è apparso”. Ma i recitatori del Digha dicono che il maestro non dovrebbe dire nè “Questo è il segno” nè “Questo non è il segno” ; dopo aver detto “Avviene così , amico” , egli dovrebbe dirgli .” Continua a prestare attenzione continuamente” ; perchè se gli dicesse “Questo è il segno” egli potrebbe diventare compiacente e fermarsi prematuramente a quello ( cfr. M I 193f. ) , e se gli dicesse “Questo non è il segno” egli potrebbe scoraggiarsi e abbandonare; così egli dovrebbe solo incoraggiarlo a continuare la pratica. Così inanzitutto dicono i recitatori del Digha . Ma i recitatori del Majjhima dicono che il maestro dovrebbe rispondere : “Questo è il segno amico. ben fatto. Ora continua a prestare attenzione”.

219. Di seguito egli dovrebbe fissare la sua mente su quello stesso segno ; e così da adesso il suo sviluppo procede per mezzo del fissarsi . Poichè gli Antichi hanno detto questo :

“Fissano la sua mente sopra il segno

e mettendo da parte aspetti estranei ,

l’ uomo abile ancora la sua mente

sulle inspirazioni e le espirazioni”.

220. Così appena il segno appare , i suoi impedimenti sono soppressi , le sue contaminazioni si placano , la sua pienezza mentale stabilita , e la sua coscienza concentrata nella concentrazione di accesso.

221. Allora egli non dovrebbe prestare attenzione al colore del segno o ripassare in mente le caratteristiche del segno. Egli dovrebbe fargli la guardia con circospezione  come la regina fa la guardia ai suoi bimbi nel grembo per diventare un Re Volgitore della Ruota , o come un agricoltore fa la guardia alle colture che maturano ; ed egli dovrebbe evitare le sette cose inopportune che iniziano con la residenza non opportuna e coltivare le sette cose favorevoli. Poi , facendogli così la guardia , egli dovrebbe farlo crescere e migliorare con ripetuta attenzione , e egli dovrebbe praticare le dieci abilità nell’ assorbimento (IV.42) e generare l’ uniformità dell’ energia (IV.66).

222. Mentre egli si sforza in questo modo , lo jhana in quattro e cinque fasi è ottenuto proprio su quel segno nello stesso modo descritto per la kasina della terra.

5-8 ( cfr. 189). Comunque , quando un bhikkhu ha ottenuto lo jhana in quattro e  cinque fasi e vuole raggiungere la purezza sviluppando il soggetto di meditazione per mezzo dell’ osservare e del lasciarsi alle spalle , egli dovrebbe famigliarizzare con lo jhana ottenendone il dominio nelle cinque vie (IV.131) , e imbarcarsi verso l’ introspezione attraverso la definizione della mentalità-materialità. Come ?

223. Emergendo dall’ ottenimento , egli si accorge che le inspirazioni e le espirazioni hanno il corpo fisico e la mente come loro origine; e quello proprio come quando . soffiando nei mantici di un fabbro, il vento si muove in proporzione alla grandezza del mantice e all’ intensità dello sforzo dell’ uomo , così anche inspirazioni ed espirazioni sono causate dal corpo e dalla mente.

Poi , egli definisce le inspirazioni , le espirazioni e il corpo come “materialità” e la consapevolezza e gli stati associati con la consapevolezza come “l’ immateriale mente” . Questo è in breve ( cfr. M-a I 249);ma i dettagli verranno spiegati più avanti nella definizione della materialità-mentalità (XVIII.3f.).

224. Avendo definito materialità-mentalità in questo modo , egli investiga la sua condizione, comprendendole per gruppi (XX.2f.) ; egli abbandona le dieci imperfezioni dell’ introspezione iniziando con l’ illuminazione , che sorge nelle prime fasi della contemplazione del sorgere e tramontare (XX.105f.) , e definisce “il cammino” come la conoscenza del modo in cui diventa libero da queste imperfezioni (XX.126f.) .

Egli raggiunge la contemplazione della dissoluzione smettendo di prestare attenzione al sorgere. Quando tutte le formazioni sono apparse come terrore dovuto alla contemplazione della loro incessante dissoluzione , egli diventa spassionato verso di esse (Ch. XXI) , il suo desiderio per esse svanisce , ed egli è liberato da esse (Ch. XXII).

Dopo che egli ha raggiunto i quattro nobili sentieri nella giusta successione e si è stabilito nella fruizione della condizione di Arahant , egli raggiunge i diciannove tipi di della conoscenza di revisione (XXII.19f.), ed egli diventa degno di ricevere i più alti doni dal mondo con le sue divinità.

225. A questo punto il suo sviluppo della concentrazione attraverso la pienezza mentale sul respiro , iniziando con il contare e terminando con il guardare indietro (189) è completo.

Questo è il commentario sulla prima tetrade in ogni suo aspetto.

[ Continuazione del commentario – Seconda Tetrade ]

226. Ora , siccome non c’è separato metodo di sviluppare il soggetto di meditazione nel caso delle altri tetradi , il loro significato perciò ha solo bisogno di essere compreso in accordo al commento.

(v) Egli si esercita così: “Inspirerò … espirerò sperimentando falicità“, cioè, rendendo nota la felicità , rendendola evidente. Qui la felicità è sperimentata in due modi : (a) con l’ oggetto , e (b) con la non-confusione.

227. (a) Come è la felicità sperimentata con l’ oggetto ? Egli raggiunge i due jhana in cui la felicità è presente. Nel momento in cui egli entra in essi , la felicità è sperimentata con l’ oggetto a causa dell’ ottenimento dello jhana , a causa dell’ aver sperimentato l’ oggetto. (b) Come con la non confusione ? Quando , dopo essere entrato ed uscito dai due jhana in cui esiste la felicità , egli comprende per mezzo dell’ introspezione che la felicità associata con gli jhana è soggetta alla distruzione a alla dissoluzione , quindi nel momento dell’ efettiva introspezione la felicità è sperimentata senza confusione grazie alla penetrazione delle sue caratteristiche.

228. Perciò è detto nel Patisambhida : Quando egli conosce l’ unificazione della mente  e la non distrazione per mezzo di lunghe inspirazioni , la pienezza mentale è stabilita in lui. Per mezzo di quella pienezza mentale e di quella conoscenza viene sperimentata la felicità. Quando egli conosce l’ unificazione della mente e la non distrazione per mezzo di lunghe espirazioni … per mezzo di corte inspirazioni … per mezzo di corte espirazioni … per mezzo di inspirazioni ed espirazioni sperimentando tutto il corpo … per mezzo di inspirazioni ed espirazioni tranquillizzando le formazioni corporali , la pienezza mentale è stabilita in lui.

“E’ sperimentato da lui quando si accorge , quando conosce , vede , ripassa mentalmente , stabilizza la sua mente , comprende con discernimento , conosce direttamente ciò che deve essere direttamente conosciuto , discerne completamente ciò che necessita di essere completamente compreso , abbandona ciò che è da abbandonare , sviluppa ciò che è da sviluppare , realizza quanto va realizzato . E’ in questo modo che la felicità viene sperimentata ” (Patis I 187).

229 (vi – viii) Le tre clausole rimanenti dovrebbero venire comprese nello stesso modo riguardo al significato ; ma qui c’è questa differenza . L’ esperienza della beatitudine deve essere compresa che è attraverso tre jhana , e quella della formazione mentale attraverso quattro . La formazione mentale consiste dei due aggregati del sentimento e della percezione. E nel caso della clausola , sperimentando beatitudine , è detto nel Patisambhida per mostrare come funzione l’ introspezione qui : “‘Beatitudine’ : ci sono due tipi di beatitudine , beatitudine corporale e beatitudine mentale ” (Patis I 188) . Tranquillizzando le formazioni mentali : tranquillizzando la formazione mentale grossolana; fermandola , è il significato. E questo dovrebbe venire compreso in dettaglio nello stesso modo spiegato per le formazioni corporali (cfr. 176-85).

230. Qui , in aggiunta , nella clausola della “felicità” , il sentimento è citato sotto l’ intestazione della “felicità” ma nella clausola della “beatitudine” è citato nella sua propria forma. Nelle due clausole della “formazione mentale” il sentimento è quello associato alla percezione a causa dell parole “Percezione e sentimento appartengono alla mente , le formazioni mentali essendo queste cose legate con la mente” (Patis I 188).

Così bisogna capire che questa tetrade riguarda la contemplazione del sentimento.

[ Continuazione del commentario – Terza Tetrade ]

231. (ix) Nella terza tetrade l’ esperienza del modo di essere della coscienza deve essere compreso attraverso quattro jhana .

(x) Allietando la coscienza : egli si allena così : “Rendendo la mente lieta , stillando in essa lietezza , rallegrandola , gioiendo in essa , io inspirerò ed espirerò “. Qui , c’è rallegramento in due modi , attraverso la concentrazione e l’ introspezione.

Come attraverso la concentrazione ? Egli ottiene i due jhana in cui è presente la felicità. Nel momento in cui vi è entrato ,egli inspira la mente con lietezza , instilla lietezza in essa , grazie alla felicità associata con gli jhana. Come attraverso la introspezione ? Dopo essere entrato ed emerso da uno dei due jhana accompagnati da felicità , egli comprende con introspezione che la felicità associata agli jhana è soggetta a distruzione e dissoluzione ; così nell’ effettivo momento in cui ottiene questa introspezione egli inspira la mente con lietezza , instilla lietezza in essa , facendo della felicità associata con lo jhana l’ oggetto dell’ introspezione.  E’ per uno che progredisce in questo modo che sono state dette le parole : “inspirerò ed espirerò rallegrando la coscienza”.

232. (xi) Concentrando ( samadaham ) la coscienza : uniformemente (samam) posizionando (adahanto) la mente , mettendola uniformemente sull’ oggetto mediante il primo jhana e così via. O alternativamente , quando , essendo entrato ed uscito da questi jhana , egli comprende con l’ introspezione che la coscienza associata a questi jhana è soggetta alla distruzione e alla dissoluzione , allora all’ effettivo momento dell’ introspezione una momentanea unificazione della mente  sorge mediante la penetrazione delle sue caratteristiche. Così le parole “Inspirerò … espirerò concentrando la coscienza” sono dette anche di uno che posiziona uniformemente la mente , mettendola uniformemente sull’ oggetto per mezzo della momentanea unificazione della mente che è sorta così facendo.

233. (xii) Liberando la coscienza : egli inspira ed espira liberando la mente dagli impedimenti per mezzo del primo jhana , dai pensieri sostenuti ed applicati per mezzo del secondo , dalla felicità per mezzo del terzo , dal piacere e dal dolore per mezzo del quarto. O ,alternativamente , essendo entrato e uscito da questi jhana , egli comprende con introspezione che la coscienza associata agli jhana è soggetta a distruzione e dissoluzione , allora all’ effettivo momento della introspezione egli libera la mente dalla percezione della permanenza per mezzo della contemplazione dell’ impermanenza , dalla percezione del piacere per mezzo della contemplazione del dolore , dalla percezione dell’ io per mezzo della contemplazione del non io , dalla delizia per mezzo della contemplazione del distacco , dal desiderio per mezzo della contemplazione del dissolversi , dal sorgere per mezzo della contemplazione della cessazione , dall’ attaccamento per mezzo della contemplazione della rinuncia. Perciò è detto : “Egli si allena così :’Inspirerò … espirerò liberando la coscienza “. Così bisogna capire che questa tetrade riguarda la contemplazione della mente.

[ Continuazione del commento – Quarta Tetrade ]

234. Ma nella quarta tetrade , per quanto riguarda la contemplazione dell’ impermanenza , qui inanzitutto andrebbe compreso ciò che è impermanente , e l’ impermanenza , e la contemplazione dell’ impermanenza , e uno che contempla l’ impermanenza.

Qui i cinque aggregati sono ciò che è impermanente . Perchè ? poichè la loro essenza è sorgere , svanire , e divenire . Impermanenza è il sorgere , il dissolversi e il divenire in questi stessi aggregati , o è la loro non-esistenza dopo essere esistiti; il significato è , è il rompersi degli aggregati prodotti  a causa della loro momentane dissoluzione poichè essi non rimangono nello stesso modo. Contemplazione dell’ impermanenza è la contemplazione della materialità ecc. , come “impermanente”  in virtù di quella impermanenza. Uno che contempla l’ impermanenza possiede quella contemplazione . Così è quando uno come questo inspira ed espira che si può dire di lui : “Egli si esercita così:’ Inspirerò… espirerò contemplando l’ impermanenza’”.

235. (xiv) Contemplando la dissolvenza : ci sono due tipi di dissolvenza , cioè , la dissolvenza come distruzione , e la dissolvenza assoluta. Qui , “dissolvenza come distruzione” è la momentanea dissoluzione delle formazioni. “La dissoluzione assoluta” è il Nibbana. Contemplazione della dissoluzione è introspezione ed è il cammino , che avviene all’ accorgersi di queste due. E’ quando egli possiede questa doppia contemplazione che si può dire di lui : “Egli si allena così:’Inspirerò … espirerò contemplando la dissoluzione'”.

(xv) Lo stesso metodo di spiegazione si applica alla clausola contemplando la cessazione .

236. Contemplando il distacco : il distacco è anch’ esso di due tipi , cioè , distacco come abbandono , e distacco come entrata. Il distacco in sè è una via di contemplazione , la “contemplazione del distacco”. Per l’ introspezione è chiamato sia “distacco come abbandono” che “distacco come entrata” , poichè , inanzitutto per mezzo della sostituzione di qualità opposte , esso abbandona le contaminazioni con i loro aggregati che producono karma, e in seguito per mezzo della contemplazione della miseria di ciò che è formato , egli entra nel Nirvana , per mezzo dell’ inclinare al Nirvana , che è l’ opposto di ciò che è formato (XI.18). Anche il sentiero è chiamato sia “distacco come abbandono” e “distacco come entrata”  poichè abbandona le contaminzioni associate con gli aggregati produttori di formazioni karmiche recidendole , e entra nel Nirvana facendolo il suo oggetto. Anche sia la conoscenza del sentiero che l’ introspezione sono chiamate contemplazione ( anupassana ) a causa della loro ripetuta osservazione successiva ( anu anu passana ) di ogni precedente tipo di conoscenza. E’ quando possiede questa doppia contemplazione che si può dire di lui : “Egli si esercita così:’io inspirerò … espirerò contemplando il distacco’”.

237. Questa tetrade riguarda la pura introspezione mentre le precedenti tre riguardano serenità e introspezione. Questo è come lo sviluppo della consapevolezza del respiro con le sue sedici basi in quattro tetradi dovrebbe venie compresa.

[ Conclusione ]

La presenza mentale sul respiro con le sue sedici basi in questo modo è di grande frutto , di grande beneficio.

238. il suo grande beneficio consiste qui nella pace sia a causa di queste parole “E, bhikkhu , la consapevolezza sul respiro , quando sviluppata e molto praticata , è sia pacificatrice e sublime” ( S V 321 ) , ecc. , e a causa della sua abilità di recidere i pensieri applicati ; perciò è pacifica , sublime , e una dimora di beatitudine inalterata che recide il correre qua e là della mente con pensieri applicati nocivi alla concentrazione , e mantiene la mente solo sui respiri come oggetto. Perciò è detto : “Consapevolezza sul respiro dovrebbe venire sviluppata per recidere pensieri applicati” ( A IV 353).

239. Inoltre bisogna capire che i suoi grandi benefici sono una condizione radicale per il perfezionamento della perfetta visione e della liberazione; perciò è stato detto dal Beato : “Bhikkhu , la pienezza mentale sul respiro , quando sviluppata e molto praticata , perfeziona i quattro fondamenti della consapevolezza. I quattro fondamenti della consapevolezza , quando sviluppati e molto praticati , perfezionano i sette fattori dell’ illuminazione. I sette fattori dell’ illuminazione , quando sviluppati e molto praticati , perfezionano la chiara visione e la liberazione ” ( M III 82 ).

240. Ancora bisogna comprendere che i suoi grandi benefici risiedono nel fatto che essa causa le ultime inspirazioni ed espirazioni conosciute ; per questo è detto dal Beato : “Rahula , quando la consapevolezza sul respiro è sviluppata in questo modo , praticata molto in questo modo , le inspirazioni ed espirazioni finali , anche , sono conosciute appena cessano , non sconosciute” ( M I 425f. ) .

241. Qui , ci sono tre tipi di respiro che sono finali a causa della cessazione , cioè , finale nel divenire , finale nello jhana , e finale nella morte. Perchè , tra i vari tipi di esistenza ( divenire ) , inspirazioni ed espirazioni avvengono nella sfera sensuale del divenire , non in quella sottile o quella immateriale .Ecco perchè ce ne sono di finali nel divenire. Negli jhana essi avvengono nei primi tre ma non nel quarto . Ecco perchè ce ne sono finali nello jhana. Quelli che sorgono con le sedici coscienze che precedono la coscienza della morte cessano assieme con la coscienza della morte . Essi sono chiamati “finali nella morte”. Qui ci si riferisce a questi ultimi con la parola “finale”.

242. Quando un bhikkhu si è devoto a questo soggetto di meditazione , sembra , se egli se ne accorge , al momento del sorgere della sedicesima coscienza prima del sorgere della coscienza della morte , allora il loro sorgere gli è evidente ; se egli si accorge della loro dissoluzione , la loro dissoluzione gli diventa evidente ; e questo perchè egli si è applicato a fondo al discernimento delle inspirazioni e delle espirazioni come oggetto.

243. Quando un bhikkhu raggiunge la condizione di Arahant per merito di altri soggetti di meditazione diversi da questo , egli potrebbe o no essere abile di definire il termine della sua vita. Ma quando egli ha raggiunto la condizione di Arahant per merito delle sedici basi della consapevolezza sul respiro , egli diventa sempre in grado di definire la fine della sua vita . Egli sa “Le mie formazioni vitali continueranno adesso per così tanto e non più oltre”. Automaticamente egli fa tutte quelle azioni necessarie per gestire il corpo , vestirsi e indossare la veste , ecc. , dopo le quali egli chiude i suoi occhi , come l’ Anziano Tissa , che viveva al Monastero Kotapabbata , come l’ Anziano Maha Tissa , che viveva al Monastero Maha Karanjiya , come l’ Anziano Tissa , questuante nel regno di Devaputta , come gli anziani che erano fratelli e vivevano nel monastero di Cittalapabbata.

244. Qui c’è una storia come illustrazione. Sembra che , dopo aver recitato il Patimokkha , nel giorno di Uposatha con la luna piena , uno dei due anziani che erano fratelli se ne andò nel posto in cui abitava circondato dalla Comunità dei Bhikkhu . Appena si alzò per camminare guardando alla luna piena egli calcolò le sue proprie formazioni vitali , e disse alla Comunità dei Bhikkhu : ” In che modo , bhikkhu , avete visto fino a ora come si otttiene il Nirvana ?” Alcuni risposero : “Fino ad ora abbiamo visto ottenere il Nirvana seduti sulle loro sedie”. Altri risposer: “Fino ad ora abbiamo visto ottenere il Nirvana fluttuando nell’ aria a gambe incrociate”. L’ anziano disse : ” Ora vi mostrerò uno che ottiene il Nirvana camminando”. Quindi disegnò una linea per terra dicendo: “Io andrò da questa estremità del cammino a quell’ altra e tornerò ; quando raggiungerò questa linea io otterrò il Nirvana”. Dicendo così , iniziò a camminare e raggiunse l’ estremità. Al ritorno , egli entrò nel Nirvana nello stesso momento in cui mise il piede sulla linea.

Così lascia che un uomo , se saggio,

instancabilmente consacri i suoi giorni

alla consapevolezza sul respiro , che

lo ricompensa sempre in questi modi.

Questa è la sezione che riguarda la consapevolezza sul respiro nella spiegazione dettagliata.

Traduzione di Cerini Pablo , (c) 2011 – 2016 Cerini Pablo

Grazie a Mario Manzoni per i suggerimenti sulla traduzione.

La foto della bambina che medita è (c) Bhikkhu Mettavihari.

The Path of Purification , traduzione del Visuddhimagga di Buddhaghosa , curata da Nanamoli Thera , edito da Pariyatti è (c) BPS .

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