Lasciarsi alle spalle Irvine Welsh

Sono nato nel 1976. Nel 1993, data di pubblicazione di “Trainspotting”, avevo 17 anni. Entrai in contatto con il libro qualche anno dopo, ma sempre in un’etá perfetta per assorbire acriticamente tutto quello che ti arriva addosso, specie se capace di coniugare attualitá, elevata qualitá artistica, ironia e provocazione.

trainspotting

In realtà, fino quando non ho scritto “7 giorni” non ho mai considerato quanto “Trainspotting” fosse stato importante per me come influenza culturale. Ho sempre pensato di essere stato maggiormente segnato da libri esoterici o più vicini al fantasy. Perciò, se uno mi avesse mai chiesto da che autori mi sentissi influenzato, Irvine Welsh probabilmente sarebbe stato uno degli ultimi nomi che avrei citato.

Con il senno di poi, posso solo ammettere l’errore madornale di questa valutazione.

Forse, l’azione di questo autore è sempre rimasta a un livello inconscio, e per questo mi sono occorsi molti anni per realizzare quanto forte sia stato per la mia vita l’incontro con i suoi libri.

Questo perché Irvine Welsh ha proposto forse il peggior tipo di nichilismo che si potesse mai elaborare, e cioè una simpatia per il nulla giustificata da situazioni ambientali, un nichilismo che riesce anche a farsi trovare ironico se non addirittura simpatico, e da cui una mente buona e senza malizia non trova scampo a meno che non abbia qualcosa che le faccia da scudo contro questo veleno al primo assaggio dolce come il miele.

Nel caso mio, e di altri nati come me a cavallo della jilted generation, il cocktail tra il cinismo e la depressione di libri come Acid House e la fuga dalla realtà che si accompagnava all’allora esplosivo fenomeno della musica elettronica, si è rivelato fatale e ha stroncato i normali percorsi esistenziali che era lecito aspettarsi.

“7 giorni” per me è una riflessione sul mio rapporto con Irvine Welsh, anche se poi il libro si snoda in situazioni più variegate, ma il romanzo nasconde la sua chiave di volta nella domanda che mi ha tormentato per anni: come ci si libera da questo nichilismo?

Per quanto mi riguarda, la risposta è arrivata dall’alto. E credo che sia l’unica risposta che meriti di essere presa in considerazione. Perché, in fondo, Irvine Welsh ti fa male perché purtroppo ha la verità schierata dalla sua parte. Per lo meno, quella parte della verità che riguarda la critica della situazione presente. Ma questa non è tutta la verità, solo un pezzo.

I libri di Welsh sono una fenomenale analisi della tenebra, ma manca loro tutta la parte che riguarda la riscoperta della luce, che invece adesso ho saputo trovare.

Perchè Irvine Welsh ha ragione quando scrive “Choose life, choose DIY and wondering who the fuck you are on Sunday morning”, ma non è in grado di dare una alternativa al nulla esistenziale che è stato così bravo a denunciare.

E questo perché non c’è nulla di nuovo sotto al sole, e una sola è la risposta al nichilismo. Solo che chi è intrappolato in una visione atea del mondo non può vederla: i più fortunati di loro si potranno consolare estetizzando la loro esperienza della realtà, ma una prigione d’oro rimane pur sempre una prigione.

(c) 2016 Cerini Pablo

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Opera tutelata dal plagio su www.patamu.com con numero deposito 45428

 

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