Sylvaine

Qualche settimana fa, stavo programmando con Spotify negli auricolari. Quando scrivo libri scrivo ho delle playlist specifiche per il libro che sto mettendo giù, invece mentre programmo di solito mi affido al Discover dell’app. Ebbene, sono lì che butto giù codice mentre l’algoritmo di Spotify, partendo dalle mie playlist, mi sta propinando un misto di post rock e black metal abbastanza trito e banale, quando all’improvviso mi accorgo che le mie orecchie sono accarezzate da una amalgama sonora che piano piano mi assorbe completamente, facendomi perdere del tutto il senso della routine su cui stavo lavorando.

Alt+Tab e vado a leggere di chi si tratta: Sylvaine, dice il nome su Spotify, titolo della canzone “Earthbound”. Vado sul loro profilo e ascolto un paio di altre song. Rimango esterrefatto. Non riesco del tutto a capire che musica facciano, da quanto l’alchimia sonora che propongono risulta così fresca. La loro label discografica, Season of Mist, li cataloga come blackgaze ed ecco, effettivamente, penso, ce l’avevo lì sulla punta della lingua, se non fosse che, per un genere in cui uno pensa che sia già stato detto tutto, la proposta di Sylvaine è davvero una rinfrescante boccata di aria nuova!

Di solito non parlo di musica su questo blog ma la scoperta mi ha talmente entusiasmato che ho contattato la band, che scopro poi essere una singola donna, chiedendole se vuole fare un’intervista per il mio blog. Con molta sorpresa, lei accetta, anche se non sono una webzine specializzata, per cui, ecco qui, se volete scoprire chi sono i Sylvaine, quello che è uscito dall’intervista!

La scena musicale è davvero già piena, in ogni modo Sylvaine riesce nell’incredibile compito di emergere dalla folla, guadagnando visibilità con una sonorità che affonda le sue radici in influenze riconoscibili ma rielaborandole in un carattere unico e distinto. Qual è il percorso artistico che ti ah condotto ad elaborare una così brillante identità musicale?

Caspita, ti ringrazio per aver detto delle parole così belle sulla mia musica… mi sento così umile e felice nel leggerle! Sin dalla prima volta che ho ho avuto il mio primo incontro con il concept di mixare elementi rudi con elementi melodici e atmosferici in musica, attraverso band come i Type 0 Negative, mi sono innamorata di questa tendenza. Questo modo di esprimermi mi ha davvero commosso e mi ha fatto sentire che fosse la giusta via per me. Perciò, è stato un cammino naturale per me di prenderlo per la mia personale espressione artistica, e cioè di usare questa sorta di dualismo quando creo musica. Voglio fare qualcosa di molto atmosferico e “a strati”, ma anche con una carica di aggressività e groove, qualcosa che rifletta davvero le emozioni di cui parlo nei testi.

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foto (c) Daria Endresen

Sylvaine è stata qualche volta etichettata come una band blackgaze / balckmetal. Quanto sei d’accordo con queste definizioni?

Non sono una grande fan di etichettare la musica, effettivamente, perchè credo che noi siamo troppo ossessionati dal fatto di mettere ogni cosa dentro a delle scatole, quando una cosa così soggettiva e astratta come l’arte non dovrebbe esserlo. Le persone sono le benvenute a definire la mia musica come loro meglio credono, perchè spetta a loro di giudicare cosa ne hanno ricavato alla fine. Tuttavia, se dovessi essere io a scegliere, direi che blackgaze le si adatta più di black metal. Anche se utilizzo degli elementi black metal, come le urla, i tremolo o le chiatrre distorte, non chiamerei mai Sylvaine un progetto black metal. Solitamente mi riferisco a lui come a qualcosa che sia sulle linee di un alternative/ post-rock/shoegaze/metal atmosferico.

La produzione delle chitarre mi ricorda vagamente alcuni album di Burzum. Saresti d’accordo con questa affermazione?

Anche se la persona dietro a quel progetto, in privato è completamente insopportabile, apprezzo molto i suoi primi lavori musicali. Penso che contengono una certa magia, con un’emozione molto specifica e una fredda atmosfera. Non sarei sorpresa se qualche sua canzone avesse ispirato la mia musica, perché è uno dei miei progetti black metal preferiti.

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foto (c) Andy Julia

Quali sono le tue influenze musicali più forti?

Ci sono tantissime band musicali che mi hanno ispirato durante gli anni. Come ogni altro artista, la musica che amo mi ispira ma allo stesso tempo cerco di non attingere troppo da questi artisti. Voglio creare qualcosa che è mio, una mia sonorità personale. Sono una grande fan di tutto quel genere di musica etereo ed emozionale, ma di solito ascolto qualsiasi tipo di musica che riesca a toccarmi il cuore. Adoro l’intera scena shoegaze/dreampop, come la scena darkwave, la scena post-punk e il più moderno post-rock, post metal e il dark folk, con bands come Slowdive, The Chameleons, Explosions In The Sky, Sigur Ros, Alcest, Joy DIvision, Mono, Hammock, Cocteau Twins, Chelsea Wolfe, Lycia, Dead Can Dance,The Cure e Emma Ruth Rundle tra i miei favoriti. Prendo anche ispirazione dalla musica classica, con il minimalismo come direzione preferita. Sono sempre stata affascinata dal concept di prendere i pezzi più piccoli ed evolverli, durante il tempo, in qualcosa di completamente diverso. Questo è qualcosa che cerco di fare anche nella mia musica, per creare realmente quei patterns ipnotici e meditativi che cullano chi ascolta in una specie di trance. Per quel che riguarda le influenze più metal, una delle mie band preferite è Type 0 Negative. Amo le differenti espressioni che si danno ritrovo nelle loro canzoni e ammiro la loro abilità di creare quell’atmosfera pulita, aggressiva e a strati. Per quanto riguarda il black metal, amo un sacco di band anche di questa scena, come Ulver, Bathirym Emperor, Darkthrone, Burzum e così via. Amo anche l’intera scena grunge degli anni 90, ovviamente con Nirvana e Smashing Pumpkins come favoriti.

Quando la tua linea vocale è pulita, è carica di una malinconia devastante che mi ricorda molto le canzoni dei Dead Can Dance. Che ne pensi?

Cavolo, grazie, questo è davvero un grande complimento perché Dead Can dance è stata per anni una band da cui ho tratto ispirazione.Amo la loro abilità di evocare realmente le più profonde ed antiche emozioni nella nostra intimità, sempre mostrando sentimenti paternali e di saggezza nella loro musica. Sono davvero felice che tu abbia sentito qualcosa di tutto questo nella musica di Sylvaine!

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foto (c) Claudio Torres

I tuoi testi suonano intimistici ed esistenziali. La musica è per te parte di una specie di avventura spirituale?

In un certo senso, potresti certamente dire che la musica per Sylvaine è parte di una vera e propria quest spirituale, e cioè attraverso il tentativo di entrare in contatto con l’essenza più profonda dei nostri esseri, oltre la forma umana e i nostri sensi limitati. Fare musica per me è un processo catartico e un modo per relazionarmi con tutte  le differenti situazioni incontrate nel tempo speso in questo posto.

Cosa ti influenza nello scrivere una canzone? Sentimenti, eventi della tua vita o riflessioni “filosofiche”?

Come ho già detto prima, la musica che scrivo per Sylvaine serve come una sorta di processo di purificazione, un modo per affrontare problemi con cui altrimenti non saprei come relazionarmi. Funziona come un “diario audio” in un senso, dove io sono libera di ponderare ed esprimere tutto ciò che non può essere messo in parole. Sylvaine funziona come un “diario audio” per me, come per molti altri artisti, così che i soggetti che vengono alla luce attraverso la musica sono solitamente conflitti o soggetti che risiedono dentro di me, e questo processo mi permette di esprimere tutte le mie emozioni invece di tenerle imbottigliate all’interno, Suppongo che tu possa dire che per me è un modo di processare la vita. Penso che fare musica su queste cose sia una sorta di sollievo temporaneo, non offre una soluzione completa o definitiva ai miei problemi, ma ancor di più è qualcosa di cui ho bisogno nella mia vita. Ho parlato molto sul sentimento di una brama profonda per qualcosa senza sapere cosa sia ed essere abile di raggiungerlo e il seguente sentimento di sentirsi persa senza riuscire a trovare la via per tornare indietro al rifugio. Il mio ultimo album “Wistful” parla molto dell’essere intrappolati in questa esistenza, dentro a un vascello umano, ristretto dai suoi sensi, che ti lasciano incapace di tornare a casa nel senso spirituale.Oltre a questo, tendo a essere ispirata dalla dualità nella vita, felicità contro la malinconia, mondo esteriore contro l’interiorità, natura contro urbanizzazione, tecnologia contro spiritualità, realtà contro sogno a occhi aperti e così via.

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C’è qualche abitudine che segui prima di suonare in studio o in concerto?

Sono sicura che ci sono cose che ripeto in ogni situazione ma non mi viene in mente niente di specifico o interessante. So che mi rinchiudo nella mia bolla e “sto nella zona” sia quando si tratta di registrare in studio che di performance dal vivo, per concentrarmi e dare il massimo. Credo che questo sia lo stesso per ogni artista, in ogni modo.

Chi è Sylvaine fuori dalla musica? Hai qualche interesse o hobby che ti aiuta a scrivere le tue canzoni?

Una cosa che è sempre stata molto importante per me, sia da un punto di vista personale che artistico, da quando sono stata una bambina, è  rimanere in contatto con la natura.Fare una lunga camminata in un meraviglioso paesaggio naturale è probabilmente una delle cosa maggiormente ispiratrici che puoi fare. Ti regala un contatto con la realtà e ti mette in comunicazione con il reale nocciolo del tuo essere , lasciandoti ponderare le situazioni della tua vita, senza tutto il rumore della vita moderna. Non sono sicura che questo possa essere considerato un hobby, ma è definitivamente qualcosa senza cui non potrei vivere, per molte ragioni. Sono anche una persona molto ispirata visualmente. Amo spendere tempo fuori dalla musica sulle arti visive (dipinti, illustrazioni, fotografia, arte digitale) come anche dedicarmi all’architettura, che porta molta ispirazione anch’essa. Oltre a ciò, mi dedico anche a un sacco di cosa normali, come leggere, fotografare, cucinare, giocare a retro games e board games, viaggiare, passare del tempo con gli amici e le persone che amo, lavorare con le mie mani (fai da te, giardinaggio, dipingere,ecc.). Tuttavia la maggior parte della mia vita gira intorno alla musica, poiché in un modo o nell’altro passo la maggior parte del mio tempo a lavorare per Sylvaine.

La copertina del tuo album “Silent Chamber” ricorda il dipinto “Ofelia” di John Everett Millais, E’ un caso oppure la tua musica è influenzata dall’estetica Preraffaellita?

I preraffaelliti sono una delle mie correnti artistiche preferite e mi hanno ispirato per molti abbi con il loro immaginario bellissimo , etereo e leggero. Così in realtà non è una coincidenza che quel dipinto abbia ispirato la copertina. Adoro il periodo simbolista dell’arte come certi pittori impressionisti e di art noveau.

 

Qual è il tuo pensiero sull’industria musicale di oggi? Sei a tuo agio a lavorare con i social e lo streaming oppure preferivi la “vecchia maniera”?

Penso che entrambi i modi abbiano aspetti positivi e negativi, perché ogni periodo ha il suo carattere distintivo, ma tendo a preferire un po’ di più il “mistero” che c’era prima che il mondo fosse disponibile per intero alla nostra porta prima dell’avvento di internet. Penso che per come lavora oggi, l’industri della musica sia costretta a occuparsi di troppe cose non esattamente musicali, che è un aspetto negativo. Ognuno è così concentrato a spremere soldi da qualsiasi cosa, che porta a quella sensazione di minimizzare il fatto che la musica sia di fatto un arte, non solo un facile intrattenimento. L’industria musicale è sempre stata dura, ma con i cambiamenti monumentali da cui è stata attraversata negli ultimi 10-15 anni, penso che sia diventata più rude che mai. Detto ciò, oggi è più facile creare una rete di contatti e fare promozione, anche rimanere più frequentemente in contatto con i fans. Il mondo è molto più piccolo oggi di quanto lo sia mai stato, cosa che certe volte ha la sua utilità.

Sito ufficiale: www.sylvainemusic.com

Facebook: Sylvaine Music

(c) 2017 Pablo Cerini / Sylvaine Music

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Un commento

  1. “Ho parlato molto sul sentimento di una brama profonda per qualcosa senza sapere cosa sia”.. è la stessa nostalgia di un qualcosa intuito che si cerca disperatamente di raggiungere descritta dalla musica di Neige negli Alcest e che sempre racconta nelle sue interviste. Stessa geniale intuizione espressa anche da musicisti semisconosciuti come Adrian von Ziegler.. penso sia qualcosa di primordiale, direi una delle motivazioni scatenanti qualsiasi espressione artistica

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