cover

Cover reveal” mi piace un sacco, fa molto sedicenne, forse la data a cui il mio cervello si è fermato, non so a questo punto se dire purtroppo o per fortuna. “Sette giorni” ha compiuto più di un anno, e quest’anno per me è stato faticoso e stressante ma mi ha ricompensato con una crescita sia come persona che come scrittore davvero immensa. Se mi guardo indietro, tra la persona che ero quando ho scritto la prima riga di “Sette giorni” e l’uomo che sono oggi c’è un abisso. Non che sia tutto rose e fiori, anzi. Anyway. In parallelo a questa fase ricca e caleidoscopica, “Sette giorni” ha subito un lungo processo di editing articolatosi in numerose revisioni, diciassette!, alcune delle quali hanno comportato una riscrittura intera di alcuni capitoli dell’opera. “Sette giorni” è maturato, la furia iniziale dell’opera si è piegata un po’ alle necessità editoriali (seguendo gli apprezzati consigli di blogger e agenti letterari che si sono interessati al progetto), riuscendo però a mantenere intatti i tratti distintivi del concept iniziale. L’evoluzione che il libro ha subito è davvero enorme, e con il senno di poi, mi ha fatto pentire di averlo rilasciato in una fase ancora così immatura ma, d’altro canto, meglio sbagliare che non agire, come diceva il mio maestro di karate.

Arrivati a questo punto, ho sentito il bisogno di dare al libro una nuova copertina, che riflettesse le numerose modifiche subite dal testo iniziale, e soprattutto che rimarcasse sin da quando uno prende in mano il libro il cambio di prospettiva introdotto dalle ultime revisioni: “Sette giorni” non vuole più essere un “flusso di coscienza”, sebbene  il libro abbia inevitabilmente mantenuto questo stile di scrittura, ma adesso è diventata la storia di quattro personaggi. Quattro volti. Che è poi la critica che mi è stata fatta più frequentemente alle prime versioni del libro, cioè che i personaggi sembravano quasi indefiniti. La copertina non è ancora definitiva perché non sono soddisfatto dei colori un po’ troppo smorti, ma l’impostazione di massima è quella.

Non è stato facile abbandonare la copertina iniziale, che a tanti era piaciuta, anche perché introduceva bene il mood del libro. Tuttavia, ho sentito proprio l’esigenza di dare un viso ai quattro protagonisti e a incentrare su di loro quella che, alla fine, è la loro storia.

 

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